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Suono & Hi-Fi - Il mondo dell’audio Hi-Fi

Il termine Hi-Fi è acronimo di High Fidelity (Alta Fedeltà) ed è utilizzato per distinguere apparecchiature di qualità superiore destinate alla riproduzione di audio e video.

Il termine risale agli anni trenta, ma solo molto più tardi vennero stabiliti dei veri standard da rispettare per rientrare in questa categoria di apparecchi. (Per approfondire vedi Wikipedia: Alta fedeltà).

Non voglio tediarvi con dati circa la bontà di apparecchiature o dati tecnici per stabilire quale possa essere il miglior impianto per l’ascolto audio, per questo esistono un’infinità di pubblicazioni e siti web molto più qualificati, anche se spesso per definire il suono riprodotto da un amplificatore o un altro componente di una sistema audio vengono utilizzati aggettivi come “corposo”, “stabile”, “secco” o altri che non cito, ma quando si cerca di capire cosa significano questi aggettivi di fatto spesso si finisce nella nebbia assoluta.

Intanto mettiamo alcuni paletti importanti sull’argomento: tecnicamente parlando l’orecchio umano paradossalmente non è fatto per ascoltare la musica. Questo non vuol dire che non possiamo godere di una sinfonia, ma purtroppo la sensibilità e il range di frequenze che il nostro orecchio percepisce è fisiologicamente ottimizzata per l’ascolto delle voci, e questo è dovuto semplicemente all’evoluzione della specie. Ricordatevi che fino all’inizio del 1900 non esisteva alcun modo per ascoltare la musica se non quello di essere presenti quando veniva suonata! Non esistevano nastri, dischi né tantomeno lettori mp3 portatili: esistevano soltanto gli strumenti musicali, e anche la trascrizione della musica su carta era spesso imprecisa e per lo più riservata a pochi. Poi c’è la questione dell’ambiente in cui viene riprodotta la musica: vedo spesso persone spendere cifre per me irragionevoli per acquistare apparecchi che poi vengono utilizzati in ambienti assolutamente inadatti all’ascolto della musica. Certo la qualità ha la sua importanza, ma spesso viene annullata da altri fattori, per cui è perfettamente inutile spendere certe cifre se per esempio non si dispone di un ambiente adatto all’ascolto.

Tornando al punto, definiamo in qualche modo la catena di registrazione e riproduzione audio:

- Sorgente
- Rilevazione
- Registrazione
- Supporto
- Riproduzione
- Amplificazione
- Diffusione
- Ascolto

  • La sorgente è l’effettiva origine dei suoni, può essere un’orchestra sinfonica come un cane che abbaia.
  • La rilevazione serve a convertire le onde acustiche in segnale elettrico, per far questo di norma si utilizano uno o più microfoni.
  • La registrazione è affidata ad uno o più strumenti atti a trasferire il suono su un qualsiasi supporto capace di memorizzare l’informazione sonora.
  • Il supporto è l’oggetto dove per l’appunto viene memorizzato l’audio (CD, nastro, vinile, ecc.)
  • La riproduzione viene gestita da appositi apparecchi dedicati alla riproduzione del suono registrato (lettore CD o MP3, giradischi, i datati registratori a cassette o bobine).
  • L’amplificazione di solito è necessaria in quanto spesso il segnale in uscita dall’apparecchio riproduttore è insufficiente a pilotare i diffusori (altoparlanti, cuffie o casse).
  • Alla diffusione sono preposti quei dispositivi che di fatto convertono il segnale elettrico in onde sonore.
  • L’ascolto è l’effetto finale di tutta la catena.

speaker 02 200x200Altro paletto importante da tenere in considerazione è che un ascolto realmente fedele normalmente è quasi impossibile, e questo a causa di moltissimi fattori che influiscono sul risultato finale; in seguito ne vedremo alcuni esempi.
In questo articolo prendiamo in considerazione il classico impianto stereo, ma la maggior parte delle osservazioni sono valide anche per i sistemi multicanale come il 5+1 o altri. E prima di tutto vediamo cosa è la stereofonia:

“La stereofonia è una tecnica di riproduzione del suono che si basa sull'attitudine dell'udito umano (e non solo) a distinguere la provenienza dei suoni. Grazie alla presenza di due sistemi auditivi paralleli (due padiglioni auricolari, due timpani e due emisferi cerebrali) possiamo capire quale è la provenienza di un suono o di un rumore, attitudine molto importante sul piano dell'adattamento all'ambiente. Ecco perché l'ascolto della musica dal vivo comporta un senso di pienezza spaziale, proprio perché abbiamo completa rivelazione della posizione relativa di ogni singolo strumento musicale. Fino agli anni 50 circa del secolo scorso questa sensazione (ascolto binaurale) svaniva allorquando si ascoltava musica riprodotta (ad esempio dalla radio o da un juke box) poiché la fonte del suono riprodotto era un unico altoparlante (monofonia, ascolto monoaurale).
I molteplici flussi informativi sonori della stereofonia hanno quindi la finalità di restituire spazialità al suono. In natura infatti il suono può avere origine da infiniti punti spaziali ed i due diffusori acustici utilizzati in stereofonia permettono di ricostruire la scena sonora e le posizioni relative delle varie fonti. Maggiore è il numero di flussi informativi sonori implementati, maggiore è il grado di realismo ottenibile. Per tale motivo la stereofonia rappresenta un grandissimo passo in avanti rispetto alla monofonia, tecnica di riproduzione/registrazione del suono che prevede un unico flusso informativo sonoro non in grado quindi di offrire il medesimo realismo della stereofonia.” (Fonte: Wikipedia - Stereofonia)

Quindi l’obbiettivo della stereofonia è quello di dare la percezione spaziale del segnale acustico, cioè di capire la posizione dei vari strumenti nel contesto musicale.
Nel prossimo articolo vedremo, in modo sommario, come viene eseguita la prima fase, cioè la registrazione.


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Per approfondire:

Wikipedia- Alta fedeltà

Wikipedia - Stereofonia

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