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Donato Scapati - Note biografiche

L'illusione dell'essere può essere più potente di qualsiasi realtà


La suggestione della corrente storica di un passato recente, gli anni '50, intriga l'ispirazione artistica di Donato Scapati, la cui primaria esigenza è di avere un diretto contatto con il materiale, la memoria, la fattura di un'istanza che appare buona interprete di un'appena passata esperienza.
La materia appare primaria ed unica, possibile relazione con una memoria in cui la frattura appare l'espediente migliore per riavviare filoni di ricerca.

Donato Scapati si rapporta all'opera con la certezza di chi comprende che, tra le varie espressioni artistiche, quanto a materiali e forme, non vi è distinzione.
Così le sue tele nascono da un insieme composito di materiali e di cromie, elaborate fino a raggiungere univocità di espressione.
La sintesi concettuale si determina grazie all'uso di materiali semplici in accordo a posture cerebralmente ricercate, che danno dell'immagine mentale la ricostruzione più intellettualmente possibile.
Maria Antonietta Mamone


In questo periodo di sonnolenza culturale abbiamo bisogno di azione.
La situazione deve essere smossa perché l'intero panorama artistico calabrese rischia di rimanere impantanato in una volontà di affermazione di tradizionalismi esasperati e regionalismi che non hanno più ragione di esistere.
L'ossessivo attaccamento alle radici culturali e l'aberrante affermazione delle specificità regionalistiche che portano al rifiuto del confronto e della contaminazione con realtà sociali e culturali diverse dalla nostra non portano che al livellamento verso il basso delle aspettative di crescita e alimentano, esse per prime, quelle volontà di secessione che sono diventate così tristemente attuali.

Tutto questo porta al lassismo culturale, alla diffidenza verso la crescita, che nelle nuove generazioni rischia di assumere carattere di immobilità.

Nel mio caso la sovracodificazione del messaggio artistico presuppone una costante ricerca dell'espressione del concetto in maniera eccessiva, con ripercussioni continue e incessanti nell'unione semantica del segno, ricorso e ripercorso, con lievi o massicce derivazioni di carattere schizoide;
il segno si rigenera da sé stesso.

Le macerie sono espressione dei nostri tempi.

E in un certo senso può essere preferibile accelerare il processo di rovina piuttosto che contrastarlo: le basi della nostra cultura, nella sua mediterraneità ipercontaminata, sono più che ottime. Accelerare, enfatizzare e palesare il processo degradante, quindi; rendere evidenti le macerie della nostra civiltà è una condizione favorevole per riedificare l'ormai fatiscente palazzo delle Arti.

Bisognerebbe trasformarsi in posteri di noi stessi, per avere un vantaggio sul futuro.

Donato Scapati


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