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Donato Scapati

Donato Scapati

L'illusione dell'essere può essere più potente di qualsiasi realtà


La suggestione della corrente storica di un passato recente, gli anni '50, intriga l'ispirazione artistica di Donato Scapati, la cui primaria esigenza è di avere un diretto contatto con il materiale, la memoria, la fattura di un'istanza che appare buona interprete di un'appena passata esperienza.
La materia appare primaria ed unica, possibile relazione con una memoria in cui la frattura appare l'espediente migliore per riavviare filoni di ricerca.

Sezioni

Donato Scapati - Opere del ciclo Tolkien

Donato Scapati - Opere del ciclo Tolkien

Queste composizioni fanno parte di una serie di lavori che perseguono, più che un tema, una linea di condotta comune, una serialità di intenzioni che privilegia l'aspetto globale e relega l'individualità compositiva in secondo piano.
Il referente formale è da ricercarsi in diverse tendenze artistiche contemporanee in cui lo spazialismo di Fontana assume particolare rilevanza.
La presenza (l'intrusione) di elementi eterogenei, estranei alla ricerca pittorica è comunque giustificata dalla palese, voluta mancanza della profondità nel tessuto pittorico circostante, la pittura cede il passo in favore di una materia che non le appartiene.
La pietra lavica penetra e rigonfia la tela, creando squarci sanguinolenti, riferimento alla transitorietà della nostra stessa esistenza, che è regolata da fattori che prescindono dalla nostra volontà (la presenza incombente e minacciosa del vulcano, palesata dalle pietre).
La tela è animata e penetrata; il colore si spegne, cola via, restano solamente il rosso e il nero così impietosamente vivi.
In un gioco di finzione e di spiazzamento sulla superficie si alternano riferimenti simbolici elementari come la corona di spine che rimanda a memorie catechistiche, dove il richiamo alla vita di Cristo è solo nel dolore, nella passione; riferimenti totemici in cui la presenza immota di un pezzo di legno fasciato di tre corde pone inquietanti interrogativi; riferimenti semplicemente evocativi come il rametto di "Bosco Atro" che evidenzia il collegamento con la terribile foresta di tolkieniana memoria, richiamata dal nero minaccioso e dalle numerose, filiformi colature.

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Donato Scapati - Opere del ciclo Odissea

Donato Scapati - Opere del ciclo Odissea

Se il destino esteriore ha sorvolato me, come tutti, ineluttabile e velato dagli Dei, la mia sorte interiore è stata tutta opera mia, la sua dolcezza o amarezza è dovuta a me e penso di doverne a me solo la responsabilità.

Hermann Hesse

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